SAN MICHELE IN ISOLA VENEZIA

SAN MICHELE IN ISOLA E LA RAGAZZA MAI SEPOLTA

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Tutto accadde la notte del 29 novembre 1904 nelle acque antistanti San Michele in Isola, il cimitero di Venezia, quando all’imbrunire Francesco Quintavalle, comandante del vaporetto “Pellestrina”, che dalle Fondamente Nove avrebbe dovuto recarsi a Burano, decise di partire malgrado la visibilità quasi nulla, a causa di una nebbia fittissima, su insistenza degli arsenalotti buranelli che dopo una lunga giornata di lavoro volevano tornarsene a tutti i costi a casa. Dietro di lui, lasciandogli dieci minuti di tempo per doppiare la punta di San Michele, si erano mosse le due gondole dei traghettanti Antonio Rosso “Frana” e Andeto Camozzo, piene di muranesi di ritorno da Venezia.

Le cronache narrano che una volta lasciato il cimitero, Quintavalle decide di invertire la rotta ed ordina l’“indietro adagio”. Ma le gondole sono proprio dietro a lui, ed il comandante se ne accorge solo quando è già troppo tardi. L’imbarcazione del Rosso viene spaccata a metà, e affonda con tutto il suo carico umano: quattro sono le persone issate subito sul vaporetto, ma degli altri cinque passeggeri – tutte donne – già si sono perse le tracce in pochi secondi. Le ricerche, malgrado la nebbia fittissima, partono subito e continuano per tutta la notte.

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A qualche ora dall’incidente Maria Toso Bullo è avvistata dal vaporetto numero 6 aggrappata a una bricola, uno dei grossi pali che in laguna delimitano i canali. Portata di corsa a Murano, morirà qualche minuto più tardi. Anche i corpi senza vita di Lia Toso Borella e Amalia Padovan Vistosi vengono trovati il mattino successivo, all’interno della poppa della gondola, arenatasi in una secca. Nessuna traccia invece di Teresa Sandon e Giuseppina Gabriel Carmelo, ancora bambina, inghiottite dalle acque.

Nel settembre del 1905, a dieci mesi dalla tragica vicenda, Teresa Sandon appare in sogno a una sua sorella, ancora bambina: “Prega per me, per la mia anima – le dice – perché il mio corpo è ancora prigioniero, ma se tu preghi sarà liberato dai legami che lo tengono sul fondo del canale, e potrò riposare in terra benedetta”. Una decina di giorni dopo quel sogno impressionante, un corpo martoriato viene visto affiorare da due pescatori nel canale “della Bissa”, verso l’isola delle Vignole. Lo scapolare che ha al collo lo fa riconoscere. È il cadavere di Teresa Sandon.

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La piccola Giuseppina Gabriel Carmelo non verrà mai ritrovata: le sue ossa riposano nel fondo della laguna, ma il suo spirito ha trovato pace in una piccola bara galleggiante, che si può vedere nelle notti di nebbia, illuminata da quattro ceri che vi ardono ai lati perché i traghettatori non abbiano a sbattervi contro.

Per approfondire l’argomento, vedi anche la pagina Infestazioni

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